“Ho ucciso un uomo”

“Scusi?”

“Ho detto che ho ucciso un uomo”

“E chi avrebbe ucciso?” il poliziotto si appoggiò allo schienale della sedia e, senza dare nell’occhio, appoggiò la sua mano sulla fondina della pistola. Un breve movimento del pollice e aveva già fatto scattare il blocco.

“Non so come si chiamava, non l’avevo mai visto prima”.

“Dove l’avrebbe ucciso? Quando?”. L’uomo guardava fisso il poliziotto senza un minimo cenno del viso, i suoi occhiali scuri creavano una barriera invalicabile alle sue emozioni, le sue mani sul tavolo erano composte.

“È successo ieri sul bus, intorno alle 12, mentre tornavo a casa”

“Alle 12? Su un bus pieno di gente lei avrebbe ucciso un uomo… e poi ? Cosa sarebbe successo? È sceso alla fermata successiva senza problemi?”. Il poliziotto rimise il blocco alla fondina e si portò in avanti appoggiandosi tranquillamente sul tavolo.

“Subito anch’io sono rimasto stupito, incredulo, non potevo credere che fosse accaduto e poi non sapevo cosa fare. Le porte si sono aperte e io sono velocemente sceso dal bus”

“Senta, guardi che se si viene qua in commissariato a vaneggiare si viene considerati dei millantatori e quindi si rischia d’incorrere in un reato, uno vero per intenderci”

“Capisco che può sembrarle una cosa assurda, ma mi creda, è accaduto veramente, io ho ucciso un uomo”

“Come avrebbe ucciso questo uomo, sentiamo un pò”. Il poliziotto iniziava a dare segni d’impazienza anche perchè quella mattinata il flusso di denunce era stato pesante e incorrere in un mitomane proprio prima di pranzo, beh risultava essere una vera rottura.

“Come l’ho ucciso è il problema”

“Mi scusi, che significa?”

“Intendo che l’ho ucciso con uno sguardo, un semplice sguardo”

“Ah, l’ha ucciso con uno sguardo? Già che c’era, non poteva dirlo subito? Adesso è tutto più chiaro”. Il poliziotto diede una rapida occhiata all’orologio, non voleva assolutamente arrivare in ritardo in mensa; quel giorno c’erano gli agnolotti e finivano sempre presto.

“So che può sembrare tutto assurdo, ma è la pura e semplice verità; io ho ucciso un uomo con lo sguardo”

“È per questo che oggi porta gli occhiali scuri?”

“No, sono mesi che porto gli occhiali dal giorno che ho capito quale potere emanassero i miei occhi”

“Ascolti, facciamo così: lei adesso va a mangiare e si convince che tutto quello che mi ha detto erano solo… diciamo fantasie, come se lei avesse fatto un brutto sogno e pensasse che fossero accadute veramente. Quindi lei è nel giusto, non è un millantatore. Però mi creda, le garantisco che non è possibile che lei abbia ucciso un uomo solo con lo sguardo. Quindi adesso vada, si rilassi e…”

“Allora proprio non vuole capire!”. L’uomo sbattè la mano con forza sul tavolo, facendo sussultare il poliziotto che immediatamente estrasse il manganello che aveva alla cintura.

“Ehi, allora che vogliamo fare? Ci rilassiamo o devo sbatterla dentro?”

“Mi scusi, la prego, mi scusi, ho i nervi a fior di pelle. Mi creda, non volevo”

“Va bene, allora cerchiamo di stare tranquilli che questo non è un mercato. Questo è un commissariato, e ci vuole rispetto per la divisa”

“Certo, certo, mi scusi ancora, non volevo alzare la voce, ma mi sembra d’impazzire. Sono mesi che vivo quest’incubo”

“Ecco, ha detto bene, quest’incubo. Lei crede di aver ucciso un uomo, ma lei non ha ucciso proprio nessuno. Se ne deve convincere. Su, da bravo, se ne faccia una ragione”

“Mi ascolti solo per un momento, mi faccia parlare senza interrompere e le spiego tutto”

“Va beh, però si sbrighi che questa faccenda è durata fin troppo”

“Circa cinque mesi fa, ho iniziato ad avvertire strani mal di testa localizzati proprio sopra gli occhi. Era come se tutto pulsasse, come se dentro alla mia testa ci fossero degli animaletti che spingessero per uscire”

“Animaletti…”

“Aveva promesso che mi avrebbe lasciato finire senza interrompermi”

“Sì, va beh, però si sbrighi”

“I mal di testa si sono sempre più acutizzati fino a quando… quel giorno non è successo quel fatto. Da lì tutto è cambiato”

“Cosa è successo quel giorno?”

“Stavo guardando la televisione e di colpo ho sentito un sibilo fortissimo, acuto… un dolore indescrivibile che mi ha perforato la testa. Ho dovuto per forza strizzare gli occhi, la luce mi dava tremendamente fastidio, non riuscivo più a vedere nulla e poi… ho riaperto gli occhi. Ho incrociato gli occhi del mio gatto che stava accovacciato sul tappeto e… l’ho visto esplodere”

“Il gatto è esploso?”

“L’ho visto attraverso i suoi occhi. Era come se vedessi divampare un fuoco dentro il suo cervello”.

Al poliziotto scappò quasi un risolino ma riuscì a trattenerlo. A stento cercò di non andare in escandescenza, più per pietà che per altro. Quel tipo che aveva di fronte, con quegli occhiali, doveva essere davvero fuori di testa, irrecuperabile.

“Da quel giorno ho dovuto sempre tenere indosso questi occhiali scuri e non ho più osato incrociare nessuno sguardo”

“Scommetto fino a ieri sul bus”

“Esatto, fino a ieri, ma giuro che non volevo che accadesse. Mi creda, non era mia intenzione fare del male a nessuno. Ieri, quando quel ragazzino mi ha urtato durante la frenata, non sono riuscito a non far cadere gli occhiali e quando quell’uomo me li ha raccolti… è successo tutto senza che me ne rendessi conto. Il mio è stato un gesto istintivo. Nel ringraziarlo l’ho guardato negli occhi e ho visto il fuoco divampargli dentro. È imploso e si è accasciato a terra”. L’uomo stava iniziando a singhiozzare e il poliziotto ormai non riusciva più a trattenersi, ma cercò di non reagire spropositatamente. Più che altro voleva solo mandarlo via, magari a curarsi. Voleva mandarlo via così da poter andarsene in mensa.

“Ascolti, facciamo così, adesso lei se ne va a casa e io le prometto che nel pomeriggio cercherò di capire se per caso ci sono state morti strane su qualche autobus della città nella giornata di ieri. Poi la richiamerò. Va bene?”

“Allora non capisce, lei non vuole credermi. Sono qui a dirle che sono un’arma, un’arma pericolosa per la società. Se per sbaglio togliessi gli occhiali potrei uccidere di nuovo. Come fa a non capire? La prego, mi arresti”

“Adesso mi ha proprio stancato! Fuori di qua! Questo non è un ospedale, è un commissariato! Lo vuole capire? Non la voglio più vedere!”. Il poliziotto ormai era visibilmente alterato e con le sue urla attirò l’attenzione dei colleghi sul corridoio che entrarono prontamente per capire cosa stesse succedendo e se servisse aiuto.

“Che succede Vincenzo?”

“Ma niente, questo pazzo scriteriato dice che uccide la gente e i gatti con lo sguardo. È un’ora che mi tritura le palle con i suoi problemi del cazzo! Datemi una mano a sbatterlo fuori prima che gli spari in mezzo alla fronte”

“Allora signorino, hai sentito, fuori di qua prima che ti succeda un guaio”

“Voi non capite! Dovete arrestarmi prima che possa uccidere di nuovo qualcuno”

“Sì, sì, va bene. Lo capiamo, ma adesso va’ fuori”

“Fermi, giù le mani, ahi! Lasciatemi stare!”

“E togliti questi occhiali quando parli con noi!”.

La donna aveva appena finito di mangiare, era sicura che se fosse andata in quel momento al commissariato non avrebbe trovato molta coda. Ormai erano giorni che rimandava il suo appuntamento per il passaporto e se non voleva aver problemi per la partenza era meglio non rimandare oltre per il rinnovo dei timbri necessari.

Ormai però la cosa si faceva seccante, erano quasi dieci minuti che aspettava.

Aveva già suonato diverse volte, e l’etichetta sulla porta che riportava gli orari diceva chiaramente che quell’ufficio faceva il continuato.

Possibile che ci fosse un commissariato totalmente vuoto, senza neppure un poliziotto presente di guardia?

Cos’è, erano tutti morti?


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